di Gabriele Manfridi
Ma che ne so. Ci sono tante cose che non capisco della mia vita
(e della vita in generale), ho in testa tanti altri problemi (molti inventati da quella parte della mia fantasia che chiamo "autodistruttiva") e preoccupazioni di un passato e di un futuro che a
volte tolgono spazio al presente. Perché devo aggiungere a questi anche altri pensieri così ingombranti? Perché devo dedicare del tempo delle mie giornate a qualcosa che di base mi fa stare male e
soffrire? Forse sono autolesionista?! Credo e spero di no, anche perché la notte, poco prima di addormentarmi, cerco in tutti i modi, quasi mi sembra di sforzarmi, di immaginare che tutto migliori e
vada per il verso giusto. Non mi sembra che questo sia l'atteggiamento di una persona autolesionista. Eppure il sabato e la domenica continuo a incazzarmi per una semplice partita di pallone. Che
senso ha? Chi mi costringe a farlo? Mio padre sicuramente no. Mi vuole troppo bene per costringermi a dei supplizi come quello di sabato scorso (ai quali lui stesso partecipa). Lo stesso vale anche
per i miei amici; d'altronde loro, a differenza mia, mi sembra che sappiano dare il giusto peso alle situazioni, e quindi riescono a vivere con più leggerezza questo tipo di cose. Secondo me la colpa
è di Nick Hornby. Non dovevo leggere il suo libro e tantomeno vedere il film da cui poi questo è nato. Maledetto/a "Febbre a 90°". Forse la verità è che devo smetterla di prendermela con qualcuno e
smettere di cercare di capire. Devo smettere di cercare di capire perché soffro così tanto per la Roma così come devo smettere di cercare di capire perché in testa ho così tante e finte
preoccupazioni e soprattutto devo smettere di prendermela con Nick Hornby. Così facendo un giorno mi sveglierò come sempre, farò colazione, mi laverò i denti e andrò all'università o a lavoro. E alla
fine della giornata, mi renderò conto di non averci mai pensato. Quello sarà il momento in cui capirò che posso dimenticare e che poi vivere ed essere romanisti alla fine non è poi così
difficile.

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