di Bruno Bertucci
Fosse andata diversamente staremmo scrivendo altro, tra le righe si potrebbe leggere di un successo imminente o di un processo di crescita accelerato; invece siamo qui, al solito punto di stallo,
alla solita casella numero 1. In procinto di partire con due dadi in mano che, ironia della sorte, fanno capitare sempre sulla casella "fai un passo indietro". Eccoci, quindi, ad Ottobre inoltrato
con un fardello da portare avanti, quel Mourinhismo decantato che ad oggi si è trasformato "solo" in carattere. Questo carattere serviva come il pane, più dei top player, più dei punti lasciati
per strada. Adesso, però, è il momento di trasformare il carattere in risultati perché è vero che siamo ad inizio stagione (l'ennesima prima stagione) ma è pur vero che i tifosi della
Roma attendono da anni di scrivere il nome della società in giro su qualche almanacco. In curva sempre i numeri uno, invece, in campo si soffre accompagnati da quei cori ma non si riesce a
sciogliere la matassa per i 3 punti decisivi. Il derby perso, la partitissima della Juventus che fa rimanere l'amaro in bocca e quell'urlo strozzato prima del penalty sbagliato. Troppo presto per
tirare le somme e troppo tardi per cominciare al meglio. La Roma è incompleta tatticamente, ce lo ha raccontato più volte Mou, ma è proprio adesso che esce fuori la Squadra con la maiuscola.
L'ennesimo infortunio di Zaniolo, i problemi comunicativi e quella contrapposizione tra Guelfi e Ghibellini che sta per nascere; tutte zavorre per la squadra della città. Testa bassa e pedalare,
perché il quarto posto è possibile, perché sognare a volte è importante per regalare nuova linfa. Ecco che gli Abraham, i Mancini, i Cristante dovranno tutti remare nella stessa direzione che non è
quella dello Special One ma della Roma. Perché altrimenti sarà l'ennesima stagione degli "altrimenti".

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