di Bruno Bertucci
11 Settembre 2001, era un pomeriggio non molto soleggiato a Roma, tutte le televisioni interrompono qualsiasi programma per fare vedere un film tetro, che in realtà di film aveva ben poco. L'attentato alle Twin Towers ha avuto una risonanza mondiale scuotendo tutti i cittadini del globo terrestre. Poche ore dopo la UEFA decide di fare giocare ugualmente le gare in programma, forse per lanciare un segnale: the show must go on. Ripartire dalla disgrazia, con una strage del cuore. Chissà le emozioni che hanno provato i, circa, 62mila allo stadio Olimpico in occasione di quel Roma-Real Madrid. Tutti i protagonisti in campo hanno, in seguito, rivelato come quel match non sarebbe dovuto essere giocato quel giorno. "Clima surreale" i commenti più ricorrenti. Eppure la UEFA decise di aprire una parentesi sul mondo, di un'ora e mezza, in cui ci si poteva astrarre dalla realtà. Alle 20.46 Poll dà il fischio di inizio alle ostilità, dopo il minuto di silenzio. I giocatori sono storditi, così come il pubblico eppure quella partita è il simbolo della ripresa, perché il terrorismo può e deve essere arginato con la normalità. Il tabellino ha poco senso; Figo segna su punizione al 50esimo e poco dopo fornisce l'assist a Guti che segna di testa. Totti sigla il gol della bandiera su rigore. La Roma in quel periodo era in crisi, nonostante lo scudetto vinto pochi mesi prima. I galacticos sono irraggiungibili e troppo più forti ma la Roma riporta i propri colori in Champions dopo ben 17 anni, dopo la finale persa ai rigori contro il Liverpool. Si parlò di incoscienza e di mancanza di rispetto ma a distanza di anni si evince la voglia di combattere la paura con la quotidianità.

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