di Bruno Bertucci
La Roma in estate ha dovuto cedere più che comprare e se con Sabatini il mantra era plusvalenza, con Thiago Pinto è risparmiare per diminuire il gap con i ricavi lordi. Se mentre da una parte Nzonzi e Fazio hanno puntato i piedi, uno rifiutando qualsiasi cessione e l'altro andando per vie legali c'è chi se ne è andato perché fuori dal progetto e chi non ha ricevuto la proposta di rinnovo. Il dente avvelenato, in ogni caso, sembra rimanere a differenza degli anni passati; Juan Jesus dopo anni in cui ha declinato qualsiasi offerta giuntagli in estate si è accasato con il Napoli ma non si spiega perché sia uscito dal progetto ed adesso Pedro che, addirittura, è andato alla Lazio. L'ex Barcellona non si riesce a dare pace affermando che non è a conoscenza del motivo del suo mancato impiego alla fine della passata stagione e l'esclusione da parte di Mourinho nella rosa titolare. Due modi di intendere l'essere desaparecidos, chi accetta di cambiare aria seppur sputando veleno e chi mette il bastone tra le ruote per vendetta. In questo momento la dirigenza deve lavorare come sta facendo, dialogando con Josè Mourinho e tenendo il pugno di ferro cercando una via d'uscita congeniale. Le parole dei partenti servono solo ad inasprire il livore nei loro confronti ma l'ostracismo nel voler rimanere a tutti i costi appare assurdo. Tra chi è a fine carriera (come Fazio e Nzonzi) e chi non vuole arrendersi all'annosa questione dell'essere un giocatore normale (Diawara, Santon e Riccardi) i casi spinosi sono, ormai, in pochi.

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