“Siamo noi stessi, come Mourinho”

di Gabriele Manfridi

Libero. Così mi sento ora. Sono da solo. Lo sguardo rivolto verso una distesa verde, una leggera brezza che mi soffia sul viso e Rino Gaetano che mi suona nelle orecchie. Neanche faccio caso al testo della canzone ma dalla melodia sono sicuro che la colonna sonora di questo mio presente sono "I miei sogni d'anarchia". D'altronde per sentirsi liberi, agli occhi degli altri bisogna essere degli anarchici. Dobbiamo essere inquadrati, catalogati e numerati. Sin da subito: non sei uno studente, sei un voto.
Poi, dopo che sono state giudicate una trafila di persone, arriva il tuo turno: "Tu sei troppo te stesso". Quante volte noi romanisti ci siamo sentiti giudicati? Tante. Ma non ci è mai importato sapere se si trattasse o di un giudizio positivo o un giudizio negativo. Non lo vogliamo sapere. Non ce ne frega assolutamente niente. Questo siamo noi e questo, almeno così mi piace viverlo, è Mourinho. Gli possono dire di tutto ma lui starà sempre lì con quel vezzoso tic che gli fa schioccare l'angolo delle labbra. Il tic di un portoghese. Il tic di un anarchico. 

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