“Mi manchi”

di Gabriele Manfridi

"Mi manchi". Che bella frase. Quando pronuncio queste due parole ho la sensazione di colmare, per qualche frazione di secondo, una distanza. Una distanza che può essere geografica oppure temporale, ma in entrambi i casi usando il "mi manchi" l'obiettivo è sempre lo stesso: minimizzare il più possibile questa lontananza. Probabilmente però è proprio questo distacco dalle cose che più amiamo che ci permette di valorizzarle così tanto. È un concetto che sto capendo appieno solo in questi giorni estivi lontano da Roma e dalla Roma (che poi sono un po' la stessa cosa). La Roma mi manca come un potenziale amore lasciato nella Capitale. Come quando conosci una ragazza, te ne innamori subito e la vorresti rivedere il giorno dopo ma non puoi. Lei sta da una parte e tu dall'altra. E allora, siccome vi siete soltanto presentati e non siete ancora entrati in confidenza, l'unica cosa che ti rimane da fare è immaginare di dirle "mi manchi". Ti tuffi nel mare della speranza, che diventa sempre più convinzione, di realizzare i tuoi sogni una volta tornato a casa. Una volta tornato a Roma.

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