di Bruno Bertucci
Da tempo, ormai, si parla dell'avvicendamento a fine stagione di Paulo Fonseca e per la giuria popolare il malcontento deriva dalla stampa e dai continui attacchi nei confronti del tecnico
portoghese. Proviamo ad analizzare la questione in queste poche righe. Per assaporare il calcio di un tecnico ci vogliono almeno 3 anni di progettazione e di lavoro (concetto espresso diverse volte
da allenatori del calibro di Carlo Ancelotti ed Alex Ferguson); ogni qual volta, però, che la nave comincia a vacillare (come giusto che sia in qualsiasi attività lavorativa) il dito viene puntato
sui mister. I tecnici sono gli unici capi espiatori di un meccanismo malsano e, forse, da elidere per sempre. Allenamenti svolti con poca intensità, rivoluzioni interne e, soprattutto, fuga di
notizie dal centro di allenamento che se unite alla poca comunicazione della nuova presidenza giallorossa creano un mix pazzesco. Detto ciò, di nomi ne sono usciti molti e tutti hanno delle qualità
idonee alla causa romanista ma, anche, dei punti a sfavore.
PAULO FONSECA
Lo abbiamo conosciuto in diverse occasioni, è in grado di cambiare abito rimanendo sempre con uno stile elegante e mai sfarzoso; la sa idea di calcio è la famosa costruzione dal basso con una difesa a 3 che diventa a 5 o a 4 in base alle esigenze tattiche. I centrali di centrocampo svolgono un lavoro incredibile di interdizione ma è sulle corsie esterne che ci si rende pericolosi con inserimenti e scorribande. La trequarti regala brio e sostanza, in appoggio della prima punta ma... perchè c'è un ma grosso quanto una casa sulle pubbliche relazioni. L'iberico è una persona elegante nei modi e nell'esporsi ma i continui attacchi mediatici lo stanno facendo vacillare. Proseguire con lui sarebbe un bel vantaggio per il prossimo anno, così da osservare più da vicino il lavoro e poter ammirare una Roma ben rodata.
MAURIZIO SARRI
La nostra redazione sta provando a contattare il tecnico ex-Napoli ma da quel fronte vige una sorta di silenzio (da vedere se assenso o meno). Il 4-3-3 ed il Sarrismo hanno quel profumo romantico che potrebbe riavvicinare squadra, tifosi e territorio (onestamente questo legame è stato consolidato solo con il raggiungimento della semifinale di Europa League e per questo è molto labile). Sarri nelle sue ultime stagioni ha vinto un'Europa League ed un campionato di Serie A, conosce bene i media italiani e come relazionarsi. Le difficoltà potrebbero aversi dal punto di vista comunicativo e di organico, conosciamo bene il toscano e la sua volontà di giocare con pochissimi uomini: i suoi fedelissimi. L'allenatore è più che idoneo per la panchina della Roma ma forse è lui stesso ad aver alzato l'asticella ed a cercare altri lidi.
ROBERTO DE ZERBI
Allenatore preparato, che ha studiato un certo tipo di calcio figlio di "ZemanLandia" ma anche della modernità dei tempi. Senza ombra di dubbio le sue capacità non sono in dubbio visto che è stato ospitato dal Barcellona ed è nella lista dei desideri di diverse compagini europee. L'unico neo sarebbe quello di non averlo mai visto su una panchina di una squadra più grande; con tutto il rispetto per Sassuolo e Benevento le pressioni della capitale sono un'altra cosa. De Zerbi sarebbe sicuramente accolto sotto tono, per poi rimanere stupiti dal gioco offerto ma... alla prima debacle il dito sarebbe puntato sicuramente su di lui. Cambiare per prendere il neroverde? E' un investimento ma sicuramente non è il profilo adatto se si vuole cambiare visione e puntare ad un instant team vincente.
IVAN JURIC
Altro tecnico dal grande temperamento che, però, dati alla mano non porta a quel famoso salto di qualità. Il quesito da porsi è: avvicendare Fonseca per prendere Juric porta qualche vantaggio competitivo? Di primo acchitto sicuramente sotto dal profilo mentale e caratteriale la Roma avrebbe quella fame e quella cattiveria che sta perdendo ultimamente ma sotto il profilo dei meri risultati sportivi il livello si attesta sul sesto/settimo posto sulla carta.
JOSE' MOURINHO
L'ultimo, e unico, triplete in Italia è stato conquistato dallo Special One, nemico giurato della Roma ai tempi dell'Inter ma anche grande comunicatore ed interessato al mondo dello Stivale. Il mondo giallorosso ha un rapporto di amore-odio con questo allenatore, in certi periodi si sente parlare un gran bene altri momenti lo si ripudia come comunicatore e come tecnico in campo. La verità è che ha una mentalità vincente, è abituato a vincere, fa voltare l'attenzione e lo sguardo su di sè trasmigrando la pressione dalla squadra alla sua persona ma è lontano dal romanismo puro.
LUCIANO SPALLETTI
Nome uscito frettolosamente in maniera ingannevole, Luciano Spalletti ama Roma e la Roma ma è troppo presto un suo ritorno. Il bombardamento mediatico di cui è stato protagonista è un ricordo troppo vivo per lui. Con l'allenatore di Certaldo si farebbe quel famoso salto di qualità, consce l'ambiente e la rosa e questo potrebbe essere un valore aggiunto per il presente e per il futuro ma nei suoi piani dovrebbe esserci il Napoli (dopo essere saltato all'ultimo l'affare con la Fiorentina).
PAULO FONSECA
Lo abbiamo conosciuto in diverse occasioni, è in grado di cambiare abito rimanendo sempre con uno stile elegante e mai sfarzoso; la sa idea di calcio è la famosa costruzione dal basso con una difesa a 3 che diventa a 5 o a 4 in base alle esigenze tattiche. I centrali di centrocampo svolgono un lavoro incredibile di interdizione ma è sulle corsie esterne che ci si rende pericolosi con inserimenti e scorribande. La trequarti regala brio e sostanza, in appoggio della prima punta ma... perchè c'è un ma grosso quanto una casa sulle pubbliche relazioni. L'iberico è una persona elegante nei modi e nell'esporsi ma i continui attacchi mediatici lo stanno facendo vacillare. Proseguire con lui sarebbe un bel vantaggio per il prossimo anno, così da osservare più da vicino il lavoro e poter ammirare una Roma ben rodata.
MAURIZIO SARRI
La nostra redazione sta provando a contattare il tecnico ex-Napoli ma da quel fronte vige una sorta di silenzio (da vedere se assenso o meno). Il 4-3-3 ed il Sarrismo hanno quel profumo romantico che potrebbe riavvicinare squadra, tifosi e territorio (onestamente questo legame è stato consolidato solo con il raggiungimento della semifinale di Europa League e per questo è molto labile). Sarri nelle sue ultime stagioni ha vinto un'Europa League ed un campionato di Serie A, conosce bene i media italiani e come relazionarsi. Le difficoltà potrebbero aversi dal punto di vista comunicativo e di organico, conosciamo bene il toscano e la sua volontà di giocare con pochissimi uomini: i suoi fedelissimi. L'allenatore è più che idoneo per la panchina della Roma ma forse è lui stesso ad aver alzato l'asticella ed a cercare altri lidi.
ROBERTO DE ZERBI
Allenatore preparato, che ha studiato un certo tipo di calcio figlio di "ZemanLandia" ma anche della modernità dei tempi. Senza ombra di dubbio le sue capacità non sono in dubbio visto che è stato ospitato dal Barcellona ed è nella lista dei desideri di diverse compagini europee. L'unico neo sarebbe quello di non averlo mai visto su una panchina di una squadra più grande; con tutto il rispetto per Sassuolo e Benevento le pressioni della capitale sono un'altra cosa. De Zerbi sarebbe sicuramente accolto sotto tono, per poi rimanere stupiti dal gioco offerto ma... alla prima debacle il dito sarebbe puntato sicuramente su di lui. Cambiare per prendere il neroverde? E' un investimento ma sicuramente non è il profilo adatto se si vuole cambiare visione e puntare ad un instant team vincente.
IVAN JURIC
Altro tecnico dal grande temperamento che, però, dati alla mano non porta a quel famoso salto di qualità. Il quesito da porsi è: avvicendare Fonseca per prendere Juric porta qualche vantaggio competitivo? Di primo acchitto sicuramente sotto dal profilo mentale e caratteriale la Roma avrebbe quella fame e quella cattiveria che sta perdendo ultimamente ma sotto il profilo dei meri risultati sportivi il livello si attesta sul sesto/settimo posto sulla carta.
JOSE' MOURINHO
L'ultimo, e unico, triplete in Italia è stato conquistato dallo Special One, nemico giurato della Roma ai tempi dell'Inter ma anche grande comunicatore ed interessato al mondo dello Stivale. Il mondo giallorosso ha un rapporto di amore-odio con questo allenatore, in certi periodi si sente parlare un gran bene altri momenti lo si ripudia come comunicatore e come tecnico in campo. La verità è che ha una mentalità vincente, è abituato a vincere, fa voltare l'attenzione e lo sguardo su di sè trasmigrando la pressione dalla squadra alla sua persona ma è lontano dal romanismo puro.
LUCIANO SPALLETTI
Nome uscito frettolosamente in maniera ingannevole, Luciano Spalletti ama Roma e la Roma ma è troppo presto un suo ritorno. Il bombardamento mediatico di cui è stato protagonista è un ricordo troppo vivo per lui. Con l'allenatore di Certaldo si farebbe quel famoso salto di qualità, consce l'ambiente e la rosa e questo potrebbe essere un valore aggiunto per il presente e per il futuro ma nei suoi piani dovrebbe esserci il Napoli (dopo essere saltato all'ultimo l'affare con la Fiorentina).

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