di Gabriele Manfridi
Sin da quando ci troviamo sui banchi di scuola ci dicono quello che dobbiamo fare e quello che non possiamo fare. Dobbiamo sottostare a degli ordini. Ci insegnano ad essere conformisti. Se una professoressa di letteratura italiana decide che D'Annunzio è maschilista, misogino e fascista allora bisogna studiarlo in maniera superficiale. Giusto leggere qualche testo in classe. Quel che basta per poter segnare sul programma scolastico annuale di aver affrontato anche l'argomento D'Annunzio. Un modo di fare democratico nell'apparenza ma tirannico nella sostanza. Ma siccome il sottoscritto non è un amante della tirannia ho deciso di studiare D'Annunzio da solo. Leggendolo e documentandomi. Alla fine ho scoperto che il poeta pescarese era tutto fuorché "maschilista, misogino e fascista". Nessuno come lui, mia personale opinione, ha mai raccontato in maniera più romantica e vera la figura della donna. Nessuno come lui ha dato vita a una costituzione più democratica, moderna e mentalmente aperta come quella del Carnaro. Ed è per questo mio modo di pensare, e di agire, che non riesco ad accettare quello che sta succedendo durante questo campionato. Un campionato dove chi fa un errore di trascrizione (in una buona fede) viene subito punito con ferocia. Il boia era già pronto, aspettava solo il cenno del padrone per procedere con l'esecuzione. Poi, però, se gli altri sbagliano non succede nulla. E allora ti chiedi per quale motivo non succeda nulla. Perché il padrone non dà nessun ordine punitivo al boia? Guardi il volto del padrone. Il volto del colpevole impunito.

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