J’accuse

di Gabriele Manfridi

Accusare le persone non è mai facile ma a volte bisogna scomodarsi dalla propria posizione di sostenitore e puntare il dito contro chi è artefice di situazioni che riteniamo esser sbagliate e ingiuste. Sarebbe ingiusto nei confronti di tutti i romanisti privarsi di questa possibilità dopo la deplorevole partita di ieri sera. Devo ammettere che dopo il Derby ho cercato in tutti i modi di autoconvincermi che l'ennesima debacle contro una "grande del nostro campionato" si potesse subito ripartire volgendo le spalle al passato. Come se non fosse successo niente. Ma dopo l'eliminazione con la Spezia, che ieri ha schierato quasi tutte seconde linee, mi ritrovo a dover analizzare affondo ciò che fin qui è stato sbagliato. Bisogna tracciare un filo rosso in grado di spiegare le ultime due tremende prestazioni. Prima di iniziare quest'analisi voglio subito affermare con chiarezza un concetto: non tutto è da buttare alle ortiche. Questa squadra ha dimostrato di saper giocare a calcio e di saper vincere. Il merito non è solo dei giocatori ma ovviamente anche di FonsecaSiamo quarti e abbiamo vinto il girone di Europa League. E proprio per far sì che quanto di buono fatto finora venga preservato è necessario riconoscere errori e demeriti. Le accuse che voglio muovere non sono quelle di un tifoso inferocito che vuole la testa di presidente, allenatore e giocatori. Sono le accuse di un semplice tifoso che vuole il meglio per la sua squadra. 

È evidente che la Roma sia un club che deve ancora guarire da quelle che sono state le scellerate decisioni prese da Pallotta e Monchi negli ultimi anni e dall’incompetenza di alcuni individui che a forza di banali, ma cruciali, errori sta danneggiando l’immagine della Roma. 
                                                                     
J’accuse Pallotta per aver
 snaturato la Roma della propria essenza mettendo da parte, senza troppo indugio, due bandiere come Totti, privato di un vero ruolo decisionale all’interno della società, e De Rossi, trattato come chi il rinnovo se lo deve conquistare sul campo perché non ha ancora dimostrato niente. Conseguenza: entrambi assenti dai quadri dirigenziali.                          

J’accuse Monchi per le folli scelte di mercato prese durante la sua permanenza nella Capitale
 e che ancora oggi pesano notevolmente sul bilancio dei giallorossi. Prime fra tutti le cessioni di Strootman e Nainggolan. Due uomini chiave per lo spogliatoio che in partite come quelle con il Napoli, con l’Atalanta e con la Lazio avrebbero avuto la loro importanza soprattutto sotto il profilo mentale. L’olandese e il belga, nel corso delle loro stagioni all’ombra del Cupolone, hanno imparato cos’è la Roma e quanto pesino per noi tifosi determinate sfide. Guardate la Lazio. Ha praticamente lo stesso organico da anni. Hanno creato un blocco di giocatori, tra cui alcuni non di primissimo livello, che hanno avuto però il tempo necessario per calarsi appieno nell’ambiente Lazio” e imparare a giocare, anzi a vivere, il Derby di Roma. Il nostro spogliatoio invece, nelle ultime stagioni, è stato un vero e proprio via-vai.                      
                
                                                
J’accuse l’incompetenza che ancora dilaga, non so di preciso sotto quale forma, all’interno della Roma. Gli errori che sono costati la sconfitta a tavolino con il Verona e con la Spezia sono alla base di tutto. La Roma va guarita dalle fondamenta. Il prima possibile.

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