Roma international

di Bruno Bertucci 


Il processo di internazionalizzazione della Roma arriva da lontano, anche più distante del continente scoperto tempo addietro da Colombo e Vespucci. I giallorossi dalla mentalità basca sono, ormai, obsoleti mentalmente ed il solo concetto di far giocare romani e romanisti è quanto mai illusionistico per obiettivi in grado di riempire le bacheche. Con questo non si vuole porre un veto alla vera essenza giallo ocra e rosso pompeiana ma si vuole solamente leggere in ottica economica la disamina specifica. Allenatore portoghese, presidente americano, capitano bosniaco, basterebbe questo per esplicare la nuova direzione tendente alla globalizzazione. Di certo vi diamo, solo, l'avanguardistico progetto con cui la nuova proprietà si sta approcciando al calcio italico. Poche società in Serie A possono variare una moltitudine di culture all'interno della squadra. Ultimo, per arrivo non per importanza, Tiago Pinto nuovo general manager (una figura innovativa per questo sport). Aspettiamo qualsivoglia vantaggio competitivo derivante da ciò, i veri romani e romanisti rimangono in curva a sostenere il vessillo posto sul petto. 

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