di Gabriele Manfridi
Z come Zigoni. "La gloria è tutto, ma tutto è nulla". Vorrei vivere come Zigoni. Non solo perché l'ex attaccante di Juve, Genoa, Roma, Verona e Brescia giocava in Serie A e molte donne non potevano fare a meno di lui e del suo fascino. Lo dico perché lui non solo ha sempre giocato fuori dagli schemi ma ha anche vissuto fuori dagli schemi. Quegli schemi, quelle regole che, quasi inconsapevolmente, ci autoimponiamo e che sopprimono la vera essenza di noi stessi. Per Pirandello questi schemi hanno un nome ben preciso: le forme. Ecco, Zigoni è andato oltre queste forme. Per Zigoni tutto poteva essere nulla e nulla poteva essere tutto. Zigoni non aveva bisogno che qualcuno gli bacchettasse le mani. Anche perché nel suo mondo le bacchettate non esistevano. Erano nulla. Certo io sto scrivendo e raccontando un personaggio che forse molti di voi, i miei lettori, neanche conoscete. Neanche conoscete la sua vita. Vi chiedo scusa, ma per iniziare un articolo su questo personaggio era necessario uscire temporaneamente, come lui, dagli schemi. Zigoni è stato uno dei calciatori simbolo degli anni '70. L'attaccante veneto ha iniziato la sua carriera nella Juventus. Qui, alla rigida corte degli Agnelli, ha conosciuto le regole per antonomasia. Taglio corto, volto pulito e vita da "professionista": l'anti-Zigoni potrebbero dire i tifosi di quegli anni. Dopo un prestito al Genoa e il ritorno alla Vecchia Signora, Zigo-gol aveva bisogno di liberarsi dall'oppressione delle forme. È il 1971 e Zigoni approda alla Roma con Bobo Vieri e Luis del Sol nello scambio che spedisce Spinosi, Landini e Capello a Torino. Barba incolta e capelli liberi di scendere fino alle spalle. Zigoni diventa Zigoni. Porsche, alcool, donne, pistole (sempre esclusivamente utilizzate nelle gare di tiro a bersaglio) e lampi di giocate da fuoriclasse, quale lui era. Come se George Best fosse arrivato nella Capitale. Qui, all'ombra del Cupolone, disputa due stagioni mettendo a segno 12 gol in 48 partite, ottenendo un sesto e un settimo posto in Serie A. Nel secondo anno in maglia giallorossa vince la Coppa Anglo-Italiana, contribuendo con un gol in finale, nel 3-1 contro il Blackpool il 24 giugno 1972. Una vittoria che per molti può non valere niente, ma chi l'ha vissuta la ricorda con piacere. D'altronde la Roma di quegli anni non poteva ambire a grandi traguardi. Poi si sa, con Zigoni nulla può diventare tutto. E, mentre rileggo quest’ultima frase, sono sempre più convinto che l'attaccante originario di Oderzo possa rappresentare una sorta di parabola del tifoso romanista. Se è vero che con Zigoni nulla può diventare tutto è però altrettanto vero che anche con noi romanisti nulla può diventare tutto. Ce lo insegna la nostra storia. Alcuni, i più cinici e freddi animi che popolano questo mondo, potrebbero pensare che sia negativo o dannoso trasformare anche l’evento più banale in qualcosa di mitologico. Freghiamocene. Lasciamoli presentare le loro dottrine incentrate solo sulla conquista finale di titoli e coppe. Certo, anche io desidero di alzare al cielo qualche trofeo ma se voglio ricordare Roma 3-0 Barcellona con la stessa felicità di chi racconta una vittoria in finale di Champions, nessuna regola o forma potrà vietarmelo. Voglio trasformare nulla in tutto. Come Zigo-gol.
Miei cari lettori, con questo articolo su Zigo-gol arriviamo alla conclusione della rubrica “Alfabeto Romanista”. Eravamo partiti il 4 aprile con il primo pezzo: “A come Ago”. Durante quelle ultime settimane di lockdown, la passione per la scrittura e la Roma si sono conciliate in questa rubrica. Un perfetto binomio che è riuscito a spingere la mia mente oltre le quattro mura casalinghe, dalle quali tutti noi in quel periodo eravamo circondati. Non posso quindi non ringraziare i ragazzi della redazione di Giornale Romanista, in particolare Daniel e Leonardo (fondatori e direttori del portale) che hanno deciso di darmi questa meravigliosa opportunità. Spero di averla colta al meglio. Un ultimo grazie non posso non rivolgerlo a chi ha speso anche solo qualche minuto della propria giornata per leggere un mio articolo. La scrittura è come il calcio. Essa, infatti, per raggiungere la sua massima concretizzazione ha bisogno dei tifosi. Dei lettori. Adesso la partita è finita. Ne deve iniziare un’altra. La ricerca di una nuova idea, di una nuova rubrica da presentarvi mi tormenta. E mentre penso, nel mio animo rimbomba uno dei miei versi preferiti: “Ama il tuo sogno se pur ti tormenta”. A presto.

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