di Gabriele Manfridi
X come pareggio. Anche nel calcio, come in tanti contesti della vita quotidiana, esiste quel sottilissimo filo che sta tra la vittoria e la sconfitta, tra il riuscire e il non riuscire. Insomma pareggiare vuol dire arrivare a un compromesso con il destino. Sarà solo la realtà circostante a dirci se raggiungere quel compromesso sia stato per noi un affare o un errore. Per rendere più facile il concetto potremmo immaginare una nostra cosmogonia in cui il Purgatorio, ovvero il pareggio, non sia solo preludio di Paradiso ma anche possibile minaccia di Inferno. È ciò che succede nel calcio. È ciò che noi romanisti abbiamo vissuto tante volte. Stagione 1969/70, Górnik Zabrze-Roma, semifinale di Coppa delle Coppe. La partita di andata, giocatasi all'Olimpico, finisce 1-1. In Polonia, nei tempi supplementari, Scaratti a pochi minuti dalla fine sigla la rete del 2-2. Il regolamento dell'epoca non prevedeva che i gol in trasferta, segnati nei tempi supplementari, avessero maggior valenza e quindi, dopo l'1-1 della Capitale il gol del nostro jolly non fu sufficiente per la qualificazione e si dovette giocare una terza partita a Strasburgo. Dopo un ennesimo pareggio, 1-1, la Roma fu eliminata dalla monetina che fu utilizzata per l'ultima volta in competizioni internazionali. Una monetina che poi la nostra Roma avrebbe adottato come obolo per esser traghettata da Caronte verso l'Ade. Eh sì, la minaccia tanto temuta si era concretizzata. Eravamo scesi dal Purgatorio all'Inferno. Il compromesso raggiunto con il destino si era rivelato fatale. Troppo rischioso scommettere su tre pareggi e un lancio della monetina. Ci eravamo andati così vicini. Peccato che nel calcio non conta quanto si arrivi vicino a un obiettivo, conta raggiungerlo. Eppure, nonostante la sconfitta, nonostante le pene dell'Inferno, il vento soffiava ancora e il tempo scorreva tra le fiamme del Tartaro. Un tempo che ci avrebbe portato a prenderci delle rivincite con quel destino che nel lontano 22 aprile del 1970, in occasione della sfida contro il Górnik Zabrze, con noi era stato così beffardo. Roma-Atalanta 2-2 del 1979 e Genoa-Roma 1-1 del 1983. Due partite, due rivincite e un protagonista: Bomber Pruzzo. Un traghettatore con la maglia numero 9. Nella sfida salvezza contro i bergamaschi il nostro centravanti, al 17' del secondo tempo, sigla la rete del definitivo 2-2. La Roma è salva. Pruzzo ci traghetta dall'Inferno, dalla quasi retrocessione, al Purgatorio. Un viaggio che si concluderà l'8 maggio del 1983. In quel pomeriggio di maggio il Bomber, l'anti-Caronte, ci portava più in alto di tutti. Ci regalava il nostro secondo scudetto. Finalmente eravamo in Paradiso.

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