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W come Welcome

di Gabriele Manfridi 


W come welcome. Era il 16 aprile del 2011 quando davamo il benvenuto a Roma a una cordata di imprenditori statunitensi che aveva appena acquisito le quote di maggioranza dell'Associazione Sportiva Roma. L'operazione di acquisto verrà poi perfezionata e annunciata il 18 agosto 2011. Finiva un'era, quella dei Sensi, e ne iniziava un'altra, quella degli americani. Io, all'epoca, avevo solo 10 anni ma ero più che mai travolto da quell'onda di entusiasmo che la nuova proprietà a stelle e strisce aveva portato nella Capitale. Pensavo, e allora non ero il solo, che quel cambiamento era ciò di cui avevamo bisogno. Venivamo da anni difficili (calcisticamente parlando). Dopo la morte dell'indimenticabile Franco Sensi nell'estate del 2008, il timone della società era definitivamente passato alla figlia Rosella, che sin da subito divenne oggetto di contestazioni da parte dei tifosi a causa del mancato rafforzamento della squadra. Nel luglio 2010 Rosella Sensi firmò la cessione a UniCredit del pacchetto di controllo di Compagnia Italpetroli (l'azienda che fino a quel momento era stata di proprietà della famiglia Sensi): con questo accordo il patrimonio di Compagnia Italpetroli passò a UniCredit, che quindi divenne azionista e creditrice della società controllante l'A.S. Roma. Insomma una situazione complicata che però, almeno in parte, venne mascherata dagli ottimi risultati che Ranieri ottenne nella stagione 2009-10. L'anno successivo i problemi societari iniziarono a riflettersi anche in campo. Ranieri venne esonerato e gli subentrò Montella. La stagione si concluse con un deludente sesto posto. C'era bisogno di rivoluzionare. C'era bisogno di un progetto nuovo e affascinante. Ora capite perché pensavo che Pallotta e company fossero gli uomini giusti al posto giusto. Fu una vera e propria sbronza di entusiasmo. Nuovo allenatore, nuovi dirigenti, nuovi giocatori, ecc. ecc. Tante scommesse dapprima affascinanti e poi deludenti (Luis Enrique e Zeman su tutti), tanti annunci e false speranze mai concretizzatesi (vincere titoli e costruire il nuovo stadio). Mandai giù tutto, come un ragazzino che si ubriaca per la prima volta. Non riflettevo e dopo dieci anni pago le conseguenze, i postumi, di quella sbronza di entusiasmo iniziata il 16 aprile del 2011. Una decade illusoria che si è conclusa solo qualche settimana fa. Il 17 agosto 2020 un ulteriore gruppo imprenditoriale americano, "The Friedkin Group", ha infatti ottenuto il pacchetto di maggioranza del club capitolino. Adesso, quindi, non ci resta che dare il nostro nuovo “welcome” ai Friedkin e non farci trasportare troppo in alto dalle ali dell'entusiasmo. Non ci avviciniamo troppo al sole. D'altronde sappiamo tutti poi che fine ha fatto Icaro.   

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