di Francesci De Paolis
C'era un tempo in cui l'idolo indiscusso di tutta una città era un ragazzo normale, biondo e di bell'aspetto, dalla grande umiltà e dal cuore giallorosso. Originario di Fiume, Rodolfo Volk faticò a far coesistere la sua passione per il calcio ai molti impegni che la società degli anni '20 imponeva ai giovani. Su tutti la leva militare che, per esplicito volere di Benito Mussolini, doveva accompagnare la vita dei ragazzi italiani, diventando una delle attività prioritarie del regime. Nel 1926 giocò una stagione nella Fiorentina, proprio mentre era in servizio militare a Firenze e talvolta, per poter partecipare agli incontri di campionato, fu costretto a giocare sotto lo pseudonimo di "Bolteni" per non farsi scoprire a marinare la leva. Nel 1928, a seguito di una lunga e controversa trattativa, approdò nella capitale, sponda romanista. In pochissimo tempo divenne uno dei personaggi più amati dell'intero panorama calcistico capitolino grazie alla sua indole da leader silenzioso e alla sua enorme capacità realizzativa. Prima punta fisica ma agile, pur non essendo dotato di una tecnica sopraffina, era in grado di segnare da ogni zona del campo e in ogni modo. Destro, sinistro, testa, di rapina o in azione solitaria non faceva differenza, il risultato era sempre lo stesso: rete gonfia e tifosi in piedi a gioire e ad applaudire la giovane stella dell'attacco romanista. Per via della sua forza fisica e del suo coraggio fu soprannominato Sigfrido, storpiato ben presto in un più nostrano "Sigghefrido". Con 103 reti messe a segno con la lupa sul petto, divenne uno dei marcatori più prolifici di sempre, secondo solo a Totti, Pruzzo, Amadei e Dzeko.
Ma Rodolfo non era solo un'icona e un trascinatore, ma anche un implacabile uomo-derby. Con ben sette goal segnati ai "cugini" laziali, si trasformò per anni in uno dei peggiori incubi della difesa e della tifoseria biancoceleste. Si ritirò poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, a seguito di varie esperienze in giro per l'Italia, dopo aver concluso nel '33 la sua felice e lunga parentesi con la maglia della Roma.
Dopo aver perso tutto per via del conflitto e dopo aver umilmente lavorato come usciere per mantenere la propria famiglia, morì in circostanze abbastanza misteriose in una clinica di Nemi nel 1983, a 77 anni.
Il primo bomber della nostra storia, Rodolfo Volk: "Sciabbolone" giallorosso.

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