Chi Era Attilio Ferraris IV?

di Francesco De Paolis


Di personaggi controversi e grotteschi Roma ne ha visti passare parecchi, ma di certo ce n'è uno che è rimasto nelle menti degli appassionati più di chiunque altro. Il suo nome? Attilio Ferraris, meglio conosciuto come Ferraris IV. Figlio di una famiglia umile, visse nel Rione Borgo (vicino Castel Sant'Angelo) assieme ai suoi genitori, alle sue quattro sorelle e ai suoi tre fratelli. L'attaccamento al proprio rione e alla propria città era fortemente radicato in lui, anche se il padre, pur vivendo da tempo nella capitale, era originario del Piemonte. Ovviamente il giovane Attilio non si sognava nemmeno di andare ad aiutare il padre nel suo negozio di bambole a Via Cola di Rienzo, ma preferiva passare la giornata giocando a pallone con i suoi amici, sperando di poter vestire la maglia del suo quartiere, quella della Fortitudo. La romanità era così insita nella sua famiglia che quando la Juve si fece avanti per tesserare Attilio, la risposta fu clamorosamente negativa, in quanto il ragazzo avrebbe dovuto giocare solamente per la squadra della sua città. Nel '22 riuscì ad entrare nella Fortitudo e, grazie alla sua innaturale eleganza e precisione, conquistò presto una certa rilevanza nello spogliatoio. Giocò come mediano laterale, terzino e qualche volta anche come centromediano, a testimonianza della sua grande duttilità alquanto inconsueta nel calcio degli anni '20/'30. Nel 1927, a seguito della fondazione dell'Associazione Sportiva Roma, nata dalla fusione dell'Alba Audace, della Fortitudo e della Roman, divenne il leader e il capitano della neonata squadra capitolina. Nonostante la sua indiscutibile qualità calcistica, nel corso della sua vita ebbe poco del comportamento canonico di un atleta: vizi, alcol, gioco d'azzardo e incostanza nell'allenamento lo accompagnarono durante tutta la sua carriera, incrinando via via i rapporti con la dirigenza giallorossa. Nel '33 fu messo fuori rosa per via delle sue intemperanze e cadde in un principio di depressione. Ma dopo la chiamata del ct azzurro Vittorio Pozzo, riuscì ad uscire dal baratro e farsi trovare pronto per i mondiali italiani del '34 vinti da protagonista assoluto nella sua Roma. 

Purtroppo però, nonostante l'amore sconfinato che i tifosi provavano per lui, fu venduto senza rimorsi. A chi? Ai rivali storici della Lazio. Quello fu davvero un duro colpo per i tifosi giallorossi ma, fortunatamente, la parentesi biancoceleste di Ferraris durò ben poco. Dopo sole due stagioni fu venduto al Bari dove la sua carriera iniziò un lento declino. Il ritorno a Roma, l'esperienza nel Catania e poi il ritiro dal professionismo nel 1940. Morì nel 1947 a Montecatini all'età di soli 43 anni, mentre giocava una partita tra "Vecchie Glorie". Fu sepolto al Verano assieme ad una maglia della nazionale e ad un epitaffio inequivocabile: "Attilio Ferraris -campione del mondo".Ne raccolse l'eredità il suo amico Fulvio Bernardini, l'idolo di campo Testaccio.

"Chi da 'a lotta desiste fa 'na fine mooorto triste, chi desiste da 'a lotta è 'n gran fijo de na mignotta".  Attilio Ferraris: poeta errante, filosofo nostrano e idolo giallorosso. 

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