di Gabriele Manfridi
Suona una sveglia. Apro gli occhi. Afferro il telefono per disattivare la suoneria. Il mio telefono però è spento. Era la sveglia di uno dei miei compagni di viaggio, Tommaso. Sono le 9:30 di mattina del 7 agosto. Mentre lui si alza dal letto per preparare le valigie per il viaggio di ritorno verso Roma, io decido di regalarmi ancora qualche minuto di attesa prima di affrontare la giornata. Allora, per evitare che le innumerevoli mosche di Montalto di Castro possano trapanarmi le mie orecchie con il loro ronzio, prendo le lenzuola e mi ci immergo. In quella bolla protettiva realizzo che sto per vivere il giorno seguente la disfatta della Roma in Europa League. Non capisco. Qualche ora prima il mio stato d'animo era schiavo della sconfitta contro il Siviglia e ora, dopo aver trascorso un po' di tempo tra le braccia di Morfeo, sono libero. Libero di pensare che è finita un'era buia, arida di vittorie, e soprattutto povera di romanismo. Libero di godermi il fatto che è finita l'era di Pallotta. Un'era fondata su proclami mai rispettati e promesse mai onorate. Sono sempre più convinto che la perfetta sintesi di questa decade illusoria targata Pallotta sia il volto di Bojan Krkić. L'attaccante spagnolo arrivò nella Capitale il 22 luglio 2011, dopo 12 anni passati al Barcellona tra settore giovanile e prima squadra. Da pochi mesi le quote di maggioranza del club giallorosso erano state acquisite da una cordata di imprenditori statunitensi. Tra questi vi era Thomas Di Benedetto, che ricoprirà, in maniera anonima, la carica di presidente dell'AS Roma fino al 27 agosto 2012, prima di passare il testimone al socio James Pallotta, già fortemente influente nelle scelte societarie. Bojan venne presentato come l’alter ego di Messi, destinato a diventare il centro assoluto di un nuovo "progetto" (termine di cui si è fatto un abuso spudorato durante i primi anni della nuova proprietà) disegnato dal sempre presente Franco Baldini. Tanti annunci e false speranze che in quella prima stagione della Roma a stelle e strisce si concretizzeranno in un mediocre settimo posto per la squadra guidata da Luis Enrique e in soli sette gol per l'ex attaccante blaugrana. Bojan passerà un anno appena all'ombra del Cupolone, nell'estate del 2012 si trasferirà in prestito al Milan prima di iniziare il suo girovagare per tutta Europa: Ajax, Stoke City, Magonza, Alavés, e ancora Stoke City. Solo nella sua prima esperienza nel campionato inglese riuscirà a tratti a mettere in mostra quel talento tanto elogiato durante i suoi anni in Catalogna. Oggi Bojan gioca nel Montréal Impact (in Canada), e nonostante abbia vestito per così poco tempo i nostri colori, per molti di noi romanisti, per me senz’altro, resterà per sempre il simbolo di una decade illusoria.

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