di Gabriele Manfridi
Iniziare a parlare di qualcosa a cui si tiene non è mai facile. Ti metti al computer, e improvvisamente si iniziano a sovrapporre una serie di immagini e ricordi. Almeno questo è quello che sta succedendo nella mia testa ora. Sì perché per me la Roma da sempre ha rappresentato qualcosa di importante. Da ragazzino era un vero e proprio stato dell'anima. Crescendo, e cominciando a scoprire le cose più ingiuste che la vita può preservare, per fortuna la Roma è diventato un "sentimento" più equilibrato. Più di una volta mi sono chiesto il perché di questa mia passione smodata, e con il tempo credo di esser giunto a una risposta. Il tutto deriva da un legame invisibile che nella mia mente, o nel mio cuore, unisce questa squadra alla città e all'atmosfera che vivo ogni giorno. "Roma è la Roma". Questa è la risposta. In questo legame il ponte che unisce le due cose sono i "colori". Parlo di quel giallo che rivedo nelle giornate in cui Roma viene illuminata dal sole, giornate in cui grazie alla bellezza di questa città riesci a trovare dentro di te la voglia di camminare, lavorare, soffrire e gioire, se capita. Parlo poi di quel rosso che ritrovo nel calore delle persone di questa città, nel colore di un supplì comprato alle due di notte a Trastevere con gli amici, e anche addirittura in quei pochi autobus che passano per le strade capitoline, e che quando passano però ti strappano un sorriso e ti fanno capire che la speranza è l'ultima a morire. Ecco, questo per me è la Roma.

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