di Gabriele Manfridi
Q come Quintini. Devo ammettere che arrivato a questo punto del mio alfabeto mi sono trovato in difficoltà. Non riuscivo a trovare nessuna parola che iniziasse con la lettera "Q" dalla quale poi poter sviluppare un articolo. Dunque, spinto dalla necessità, ho dovuto chiedere ausilio a una persona che, per motivi anagrafici, conosce meglio del sottoscritto la storia della Roma: mio padre. "Parla di Quintini! Il portiere più basso della storia della Roma. Era un gatto, e quelle poche volte che giocò lo notammo tutti ". Così mi ritrovo a scrivere di un personaggio a me sconosciuto che ha vestito la maglia giallorossa solo in nove occasioni. Nove presenze sono però bastate per farlo entrare nella memoria di molti tifosi romanisti di quell'epoca. Francesco Quintini, romano e romanista, iniziò a farsi conoscere ai tempi in cui giocava nella primavera della Roma. Venne notato quando ancora giocava in una leggendaria società dilettantistica della Capitale (l'OMI). Le ottime prestazioni nel settore giovanile gli valsero la promozione nell’orbita della prima squadra come terzo portiere. Un ruolo che ricoprì dal 1970 al 1977. Quintini, alto 168 cm, debuttò in campionato ad appena 19 anni il 26 dicembre del 1971. Il portiere titolare di quella Roma era Alberto Ginulfi, che fu però vittima di una mononucleosi che lo tenne lontano dai campi per alcune settimane. Helenio Herrera fu così costretto a doverlo sostituire con l'allora secondo portiere Giovanni De Min. Quest'ultimo, dopo aver subito 4 gol a Napoli e 3 a San Siro con il Milan, nella successiva partita contro il Bologna venne fatto accomodare in panchina a favore del quasi sconosciuto e minuscolo Quintini, noto sicuramente per la sua bravura ma forse soprattutto per quegli insoliti 168 cm di altezza. Nella gara contro il Bologna, all'Olimpico, Quintini impiegò pochi minuti a mettere in mostra le sue qualità con tanti buoni interventi nella prima frazione di gioco che culminarono con il capolavoro del "piccoletto" al 21': traversone dei rossoblù da sinistra, colpo di testa di Savoldi da pochi passi e scatto fulminante di Quintini. Tuttavia la parata risultò obiettivamente inutile perché c'era, nella circostanza, un precedente fallo bolognese. Nonostante ciò la bellezza e l'efficacia di quel movimento felino fecero alzare in piedi tutto il pubblico di fede giallorossa. La Roma vincerà 1 a 0 quella partita. Mio padre quando mi ha parlato di Quintini mi ha detto: "Prima del suo debutto noi romanisti provavamo nei suoi confronti un'affettuosa e gigantesca curiosità". Fu un gesto istintivo quello di alzarsi e applaudire quell'inutile parata. Forse "l’affettuosa e gigantesca curiosità" che il nostro tifo aveva per questo quasi sconosciuto calciatore era dovuta dal fatto che Quintini rappresentasse e rappresenta tutt'ora una parte del nostro essere romanisti. Credere fermamente di poter diventare un portiere di Serie A nonostante quei 168 cm di altezza, anzi di bassezza, è qualcosa di estremamente romanista. Credere fermamente di poter riuscire a fare qualcosa di importante nonostante delle difficoltà obiettive, anche questo è qualcosa di estremamente romanista. E non c’è dubbio che Quintini sia stato e sia davvero un grande romanista.

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