di Daniel Grazioli
Se pensi a Roma e Sampdoria, il primo nome che ti viene in mente non può che essere Antonio Cassano; genio e sregolatezza che nella Capitale ha dimostrato il suo talento al massimo splendore, e a Genova dove si è rilanciato dopo un'esperienza fallimentare al Real Madrid.
Passò alla corte di Fabio Capello nell'anno in cui la Roma esibiva lo scudetto sulla maglia; per portarlo in giallorosso il presidente Franco Sensi dovette lottare con la Juventus, che si era innamorata del ragazzo dopo quel memorabile goal all'Inter quando da giovanissimo vestiva la maglia del Bari, sua città natale.
In quattro stagioni e mezzo Cassano lasciò un segno indelebile nella città eterna: 161 presenze, 52 goal e quel rapporto calcistico con Francesco Totti gli valsero la chiamata di Florentino Perez. 2 stagioni dopo alla ricerca del riscatto, si trasferì a Genova per tornare ai livelli di competenza. Anche in sponda blu-cerchiata l'esperienza fu positiva, ma troppe volte intervallata da atteggiamenti non da professionista; le celeberrime "cassanate".
Nel 2011 FantAntonio e la Sampdoria si separarono, ma dopo il girovagare di piazze importanti come Milan (dove vinse lo scudetto), Inter e Parma, nel 2015 Cassano tornò in Liguria, dove però non lasciò il segno. Due anni dopo, con qualche incertezza, lasciò il calcio giocato con lo score di 515 presenze e ben 139 reti. Da non dimenticare anche la sua avventura in Nazionale, avendo preso parte da protagonista a 3 Europei e un Mondiale.

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