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N come Nostalgia

di Gabriele Manfridi


N come nostalgia. Nostalgia di Roma. Un desiderio nostalgico che, teoricamente, tra qualche ora verrà appagato dal fischio d'inizio di Roma-Sampdoria. Uno stadio vuoto e mascherine come contraddittorio contorno a chi, invece, in campo si abbraccia. Questo è ciò che mi viene in mente quando penso al calcio ai tempi del covid-19. Questo è ciò a cui ho pensato vedendo le partite di Coppa Italia e i recuperi di Serie A. La Roma la sto ancora aspettando. La sto aspettando con le stesse emozioni che mi hanno accompagnato nei giorni precedenti l'esame di maturità. Con la stessa curiosità, mascherata in ansia, di conoscere qualcosa di nuovo. Poi, la notte prima degli esami, rivivi tutti e cinque gli anni di liceo. Partendo dal primo giorno del primo anno. E in quel momento di nostalgia non ti preoccupi più dell'ignoto che l'indomani ti aspetta. E, tra il caldo notturno di Roma e il ronzio delle zanzare che ti penetrano nelle orecchie, non sei più preoccupato. Sei soltanto nostalgico. Assapori i ricordi, sperando che prima o poi possano esser rivissuti. Riviviamo allora gli oltre trecento gol di Totti. Dal primo con il Foggia fino agli ultimi, i più maturi. Quelli siglati nel clima di Guerra Fredda con Spalletti, subentrando dalla panchina nei minuti finali. Riviviamo gli abbracci allo stadio, sperando che quelli a casa in questi mesi di calcio estivo possano avere almeno un quarto di quell'amore. Un quarto d'amore preso dal passato per ricominciare a vivere il presente. Forse ciò per Pasolini, per il quale il calcio è manifestazione del sacro proprio perché pretende la conpresenza di chi testimonia l'evento e di chi lo agisce, sarebbe impossibile. Sarebbe impossibile un calcio senza tifosi. Un calcio che diventa unicamente televisione, un mezzo meccanico. Un calcio che speriamo possa continuare ad essere l'ultima rappresentazione sacra nonostante tutto. E magari, mossi dal solito vizio di rimpiangere ciò che siamo stati, un giorno rimpiangeremo perfino questo calcio, la cui nostalgia alla fin fine per me significa nostalgia della Roma. Così poco pasoliniano, eppure così tanto nuovo.   

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