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Intervista a Guido Nanni

di Bruno Bertucci 


Abbiamo avuto il piacere di avere ai nostri microfoni uno dei più importanti preparatori dei portieri che abbia messo piede a Trigoria, quel Guido Nanni romano e romanista che per 6 anni ha visto realizzare il suo sogno di allenare gli estremi difensori della Roma. L'ex portiere é rimasto nella capitale dal 2010 al 2016, coadiuvando ben 7 allenatori.


Buonasera signor Nanni, la ringraziamo della disponibilità e cominciamo col chiederle come giudica la sua esperienza alla Roma?

Da romano e romanista è stato un sogno che si avverava, 6 lunghi anni sono un ricordo bellissimo ed un'esperienza che non dimenticherò mai. Ho allenato portieri forti e collaborato con allenatori importanti. Non posso, infine, non menzionare la splendida amicizia con Francesco (Totti n.d.r). La fine dell'avventura, invece, non è stata delle più belle. 


Di cosa si occupa adesso e quali sono i suoi progetti per il futuro?

Dopo Roma sono andato 1 anno a Pescara con Zeman, che mi volle dopo aver lavorato insieme nella Capitale. In seguito ho rifiutato diverse offerte all'estero perché non ero convinto dei progetti e non mi sentivo pronto per affrontare un'avventura del genere. Adesso ho aperto una scuola portieri alla Totti Soccer School da Francesco ed è un progetto che sta prendendo piede. Con la nuova stagione mi aspetto una chiamata per una avventura che sia idonea. 


Nel calcio contemporaneo è veramente così importante avere un portiere che riesca ad impostare il gioco? Questo può essere un valore aggiunto?

Il calcio si è evoluto ed il prototipo del portiere è quello di essere bravo con i piedi e di essere in grado di far partire il gioco da dietro. La cosa fondamentale, però, rimane il saper parare prima di tutto. Il saper giocare con i piedi è quindi un valore aggiunto. Per esempio Szczesny è il numero uno a fare tutto questo. 


È cambiato il metodo di allenamento dei portieri in relazione a questa evoluzione?

Certo, è cambiata la metodologia di allenamento, durante la settimana si lavora tanto sui piedi rispetto a quanto veniva fatto tempo fa. Ma tutto questo non va a sostituire nulla, è solo un'aggiunta a quello che veniva fatto prima. 


Quali sono i portieri della Roma che l'hanno colpita maggiormente?

Ho avuto la fortuna di allenare molti portieri forti e quasi tutti nazionali: Doni, Julio Sergio, Lobont, Stekelenburg, Curci, Skorupski, De Sanctis e Szczesny. Doni era un portiere veramente forte, completo, di esperienza e di qualità; De Sanctis era continuo ed un professionista esemplare; Skorupski lo abbiamo preso giovanissimo ed ha avuto una crescita esponenziale. Szczesny invece è il numero uno ed è il prototipo del portiere moderno. 


Negli ultimi anni la Roma in porta ha avuto una crescita esponenziale, come giudica ad esempio le esperienze di De Sanctis e Szczesny, provenienti da due scuole diverse? Quali sono le differenze tra i due?

Certamente la differenza risiede nella diversa visione del ruolo. De Sanctis proviene dalla scuola classica italiana, molto forte nelle chiusure e tra i pali. Szczesny, invece, viene dalla scuola moderna, tra i migliori nelle uscite sia alte che basse e bravo con i piedi. Da quando è in Italia è migliorato molto dal punto di vista tecnico. 


Un giudizio sul "criticato" Goicochea?

Collaboravo con Zeman ed era il secondo anno di Stekelenburg alla Roma. Il boemo voleva rendere omaggio al suo ex-preparatore dei portieri ai tempi del Pescara: Francesco Mancini, defunto poco tempo prima. Acquistammo Goicochea per questo motivo, il portiere aveva una grande voglia ed era una splendida persona però purtroppo era limitato tecnicamente; veniva da una squadra di medio livello uruguagia e trovarsi alla Roma fu un grande peso per lui. Come è andata a finire lo abbiamo visto tutti. 


Come giudica Pau Lopez tra i pali?

Non allenandolo il mio giudizio cambia e non può essere completo. È stato pagato tantissimo e ci si aspettava un top player. È stato acquistato perché è un portiere moderno e bravo con i piedi. Secondo me però Szczesny e Stekelembirg con il pallone tra i piedi sono più forti di lui, è certamente esplosivo e la scuola italiana può migliorarlo. Rimane, però, un portiere normale che non colpisce l'occhio. 


Quale portiere consiglierebbe alla Roma?

Sicuramente un portiere italiano. Io prenderei Meret, giovane e di grande prospettiva anche se ha già tutto: forte tecnicamente, con un fisico longilineo e bravo nelle uscite. Garantirebbe 10 anni ad alti livelli. Difficile da prendere, anche perché sta a Napoli. 


Quale portiere incarna di più lo spirito romanista?

Konsel, anche se austriaco mi viene in mente lui. Gli piaceva tanto la città, i romani, i romanisti e la Roma. 


Con quale allenatore ha avuto il miglior rapporto?

Luis Enrique, lui è stato giudicato troppo velocemente, perché qui a Roma (mi ci metto pure io) siamo di facili giudizi. Il suo valore lo ha dimostrato al Barcellona vincendo 9 titoli su 10, l'unico a farlo. Serviva più tempo. Luis è un uomo vero ed un allenatore completo. Ho avuto un buon rapporto anche con Garcia, oltre che con Ranieri che mi portò alla Roma ed, ovviamente, Zeman che mi chiamò a Pescara. 


Una piccola curiosità giallo-rossa che ricorda con maggior piacere?

In 6 anni ce ne sono state tante ma quello che mi risale subito alla mente è il telefono portato al capitano sotto la Sud al derby. Francesco ci ha pensato tutta la notte ed è stato lui a volerlo, quel gesto è stato preparato la mattina e mi confidò: "Quando faccio gol portami il telefono sotto la Curva". Già sapeva che avrebbe segnato in quel derby. 


Se avesse la possibilità tornerebbe a Roma?

Tornerei con molto piacere, la Roma è la mia squadra del cuore. 


Un saluto per i lettori di Giornale Romanista?

Voglio fare i complimenti alla vostra redazione ed alla vostra pagina presente sui social. Un saluto speciale ai romanisti lettori di Giornale Romanista. 


Non possiamo che ringraziare Guido Nanni della disponibilità e della completezza delle risposte, ci ha aperto il suo cuore e la sua esperienza per approfondire e carpire al meglio il mondo Roma. 


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