di Gabriele Manfridi
Quante volte giocando a carte ho sperato che mi venissi in aiuto. Un aiuto decisivo. Uno di quelli che ti permettono di fare burraco e chiudere la partita. Nella vita, e quindi anche nel calcio, c'è sempre bisogno di un jolly. Noi romanisti abbiamo avuto modo di poter conoscere da vicino questa particolare figura. Nella nostra storia ci sono stati due giocatori, appartenenti a due età calcistiche completamenti differenti, che tutta la Serie A ci invidiava: Francesco Totti e Francesco Scaratti. Il primo era molto apprezzato anche all'estero, in particolare a Madrid, e tutti sappiamo il perché. Il secondo invece è un nome, anzi un cognome, meno noto, soprattutto ai più giovani. Chi però è cresciuto ascoltando le canzoni di Little Tony probabilmente sa di chi parlo. Parlo del miglior jolly del campionato italiano a cavallo tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta. Allora le squadre potevano portare in panchina solo due riserve: il secondo portiere con il numero dodici ricamato sulle spalle e un giocatore di movimento, ovvero il tredicesimo. Per essere il tredicesimo dovevi essere duttile, e per essere duttile dovevi essere Francesco Scaratti. Terzino, difensore, mediano, interno e ala. Scaratti poteva giocare ovunque. Con la maglia della Roma disputò sei campionati. I romanisti che hanno vissuto quegli anni quando parlano di Scaratti lo ricordano con un particolare affetto. Un affetto che solitamente si nutre nei confronti di chi in passato ti ha fatto un favore. Un favore fatto da una persona altruista. Scaratti, infatti, era un ragazzo al quale non interessava che ruolo dover ricoprire. Gli interessava solo giocare. Giocare fino alla fine. Come avvenne in Polonia nei tempi supplementari della semifinale della Coppa delle Coppe contro il Górnik Zabrze. In quella partita, infatti, Scaratti siglò a pochi minuti dalla fine la rete del 2-2. Il regolamento dell'epoca non prevedeva che i gol in trasferta, segnati nei tempi supplementari, avessero maggior valenza e quindi, dopo l'1-1 dell'Olimpico il gol del nostro jolly non fu sufficiente per la qualificazione e si dovette giocare una terza partita a Strasburgo. Dopo un ennesimo pareggio, 1-1, la Roma fu eliminata dalla monetina che fu utilizzata per l'ultima volta in competizioni internazionali. Tutto così tremendamente romanista. Ma, nonostante tutto, a chi sentì per radio quella semifinale disputatasi in Polonia rimane il ricordo del destro da fuori area di quel jolly originario di Torrimpietra. Il jolly altruista nato nella terra dove Salvo D'Acquisto, l'altruista per antonomasia, diede la propria vita per salvare ventidue persone innocenti.

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