di Bruno Bertucci
Era il 18 Giugno del 2002 e la Roma aveva appena perso quello che sarebbe stato il suo quarto tricolore, per un solo punto, a vantaggio della Juventus. In quella stagione il Brescia si salvò
quasi all'ultimo con i "classici" quaranta punti. Uno dei centrocampisti più completi dell'epoca contemporanea, nato e cresciuto in Catalogna, si dilettava a giocare a calcio nelle rondinelle.
L'amore per quella squadra era dettato dalla stima per l'allora tecnico: Carlo Mazzone (cuore ed anima romanista). Mesi prima "Pep" si slaccia ed allaccia la fascia da capitano a Roberto Baggio,
tornato da uno degli infortuni più duri della sua carriera. Proprio quell'estate i capitolino acquistano Guardiola, che però non regala il rendimento desiderato. Appena 6 presenze (4 in Serie A,
1 in Coppa Italia, 1 in Champions League) e 0 reti. Bottino magro, complice l'andamento altalenante della squadra e la poca coesione con il gruppo. A Gennaio il centrale di Santpedor torna alla
base a parametro zero, dove fino a Giugno scenderà in campo altre 13 volte gonfiando una volta la rete. La Roma deluse tutti quanti arrivando ottava, dietro ad Udinese e Chievo Verona. Guardiola
con il suo Brescia arrivo nono, a sole 7 lunghezze. L'anno successivo andò in Qatar e rimase per due stagioni al Al-Ahly Doha, dove decise di appendere gli scarpini al chiodo e prendere il
taccuino e l'orologio. Adesso viene considerato uno dei migliori allenatori del mondo, sia per ideologia che per tattica. L'inventore del tiki-taka è passato da Roma, non conquistandola per via
deglo acciacchi fisici e della poca cattiveria con cui la squadra scendeva in campo. Nonostante ciò Pep sembra essere molto legato alla città di Roma, a confermare questo le
parole di Luca Toni ad Aprile del 2019: "Alla Roma è rimasto molto legato".
Guardiola in giallo-rosso (dal 2002 al Gennaio 2003)
Numero: 28
Serie A (4 presenze 0 gol)
Coppa Italia (1 presenza 0 gol)
Coppa Uefa (1 presenza 0 gol)

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