Simone Perrotta: al posto giusto, nel momento giusto

di Matteo Borrillo


Nato in Inghilterra, più precisamente ad Ashton-under-Lyne, situata a 10 km da Manchester, si trasferisce all’età di 5 anni nei pressi di Cosenza, città da cui proviene la sua famiglia. È proprio in Calabria che inizia la sua avventura da calciatore professionista: a partire dall’1995 milita nella Reggina, squadra con la quale disputa 3 campionati di Serie B in cui scende in campo 77 volte. 

Dopo essersi messo in luce con la maglia amaranto, viene acquistato dalla Juventus, militante in Serie A, e, come prevedibile dato il salto di categoria, non trova spazio nella stagione trascorsa a Torino, vedendo il terreno di gioco solamente cinque volte. 

Dunque passa al Bari (che all’epoca militava nella massima serie) alla ricerca di un posto da titolare. Così accade: disputò infatti 57 gare in due anni, riuscendo a siglare inoltre il suo primo gol in Serie A.

Le sue prestazioni gli garantiscono la chiamata del neopromosso Chievo Verona, dove assieme ad Eugenio Corini, forma una coppia di centrocampo assai solida, contribuendo alla salvezza della squadra nelle stagioni successive. Dopo 3 anni con la maglia degli scaligeri, avendo collezionato 100 presenze condite anche da alcune reti, arriva la grande occasione… 

Approda alla Roma nella stagione 2004-2005, annata non esattamente esaltante: dopo il “tradimento” di Fabio Capello, l’allenatore designato, Cesare Prandelli, dal quale ci si aspettava grandi cose, è costretto a lasciare per gravi problemi familiari e a sostituirlo è un ex calciatore tedesco che ha un trascorso con la maglia giallorossa e che nel 1990 ha vinto il Campionato del mondo: Rudi Völler. Tuttavia, dopo solamente quattro partite si dimette, lasciando la panchina ancora una volta vacante. Il suo posto fu affidato a Luigi Delneri, suo ex allenatore; ma anche lui non risollevò le sorti della squadra. Al primo anno coi giallorossi Perrotta colleziona 39 presenze complessive e 3 reti. 

L’anno successivo viene chiamato a sedersi in panchina il tecnico Luciano Spalletti, che ebbe il merito di schierare il calciatore nella posizione di trequartista nel 4-2-3-1. Con l’allenatore di Certaldo fa vedere le cose migliori, grazie soprattutto alla posizione che sembrava cucita su misura per lui: infatti, con un’intuizione simile a quella avuta nella seconda esperienza romana con Nainggolan, fa avanzare Perrotta alle spalle della punta (Totti), lasciandogli libertà di movimento e soprattutto di inserimento: questa è l’arma segreta che mette in seria difficoltà le difese avversarie e che gli consente di realizzare 49 reti nelle stagioni alla Roma.

Dopo aver effettuato con la squadra capitolina ben 326 apparizioni e aver alzato 2 Coppa Italia e una Supercoppa italiana, si ritira all’età di 35 anni.

Da menzionare certamente il vittorioso Mondiale 2006 che vide l’Italia trionfare e Perrotta disputare tutte le partite del torneo da titolare, finale compresa.

 

Ed ora è giunto il momento della fatidica domanda: se potesse bere un elisir della giovinezza, sarebbe titolare oggi nella Roma di mister Fonseca? Personalmente, credo proprio di sì, data la compatibilità col modulo e viste le sue doti di inserimento, visione di gioco e senso della posizione, per non parlare della resistenza fisica fuori dall’ordinario e della sua attitudine al sacrificio anche in fase difensiva.

 

E voi, che ne direste?

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