di Gabriele Manfridi
I come inno. Inno come inizio. Ma l'inizio di una partita o di qualcos'altro? Di entrambi. L'inno da molti viene considerato come il momento che segna l’inizio di una giornata calcistica, ma l'inno della Roma va oltre questa semplice concezione, va oltre quella che può essere una semplice osservazione della realtà. Nella lista dei tanti interrogativi che l'uomo da sempre si pone c'è anche il seguente: "Esiste un'unica realtà? Esiste solo la realtà che ci sembra di vivere?". Ognuno, a modo proprio, ha cercato di darsi delle risposte. Io ho sempre avuto una mia idea. Un'idea che con il passare del tempo emerge sempre di più. "La realtà può essere scomposta in tanti piani. La realtà è contraddittoria. La realtà è caos". Questo il mio pensiero. Un pensiero astratto al quale sono riuscito a trovare una conferma concreta. Concreta perché è stata, ed è, un’esperienza personale. Un’esperienza domenicale. No, non è la messa. O meglio è una specie di messa laica ma al posto delle panche e dell'altare ci sono degli spalti e un campo di calcio. Lo scenario è meraviglioso: il tabellone, lo speaker che annuncia le formazioni, i riflettori. Ma tutto prende realmente vita quando lasciano libero di diffondersi nell'aria il canto di Antonello Venditti sulle note di "Roma Roma". Le voci di migliaia di persone diventano un unico strumento. Mentre canto, mentre tutti cantano, penso ai fallimenti e alle arrabbiature che mi trascino da inizio settimana. Una serie di cose che mi intossicano anima e corpo. Poi quando arriviamo al verso "E grande hai da restà" raccolgo tutte queste delusioni al centro del mio essere, le rivivo tutte e le trasformo in qualcosa di bello. Qualcosa di talmente bello che nessuna parola umana potrà esprimerne il significato. Troppo bello per risiedere dentro qualsiasi spirito. Così, con una dolce rabbia, al grido "Roma Roma Roma" abbandono tutto. In quell'istante. In quei pochi secondi sento di essere passato in un'altra realtà. Una realtà diversa. Un arrivo, un inizio in una terra nuova. Come se fossi saltato da una riva di un fiume all'altra. Avevo solo bisogno di una spinta. Avevo solo bisogno che il giallo fanciullesco della luce del sole illuminasse la speranza del mio cuore. Avevo solo bisogno che mi ricordassi di essere romanista.

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