di Matteo Borrillo
Rodrigo Taddei nasce a San Paolo il 6 marzo del 1980 e cresce, calcisticamente parlando, nel Palmeiras, squadra in cui peraltro debutta a livello professionistico. Nel 2002 si trasferisce in Italia, al Siena, militante in quella stagione in Serie B; al termine dell’annata il club torna nella massima serie dopo ben 99 anni di assenza. La sua avventura toscana si conclude con 76 presenze e 14 reti tra campionato e Coppa Italia, risultando decisivo per la salvezza della squadra. Nell’ultima stagione, non avendo intenzione di rinnovare il contratto, viene messo fuori rosa dalla dirigenza, alla quale peraltro fece causa, fino a quando nel dicembre 2004 la Roma non se ne aggiudicò le prestazioni per il campionato successivo. A tre anni dal suo approdo in Italia, lascia Siena per trasferirsi nella capitale.
Memorabile in maglia giallorossa, alla sua seconda stagione, la prodezza compiuta il 18 ottobre 2006, durante la partita contro l’Olympiakos valevole per il primo turno di Champions League: riuscì in un gesto tecnico già in precedenza da lui stesso adoperato in maglia bianconera, senza però ricevere il plauso di critica e pubblico. Quel gioco di prestigio venne ribattezzato da Rodrigo stesso con il termine “Aurelio”, in onore del vice di Luciano Spalletti, Aurelio Andreazzoli, che aveva avuto il merito di incoraggiarlo a provare la skill in partite ufficiali. Fu utilizzato anche durante gli ottavi di finale di Champions della stagione 2006-2007 durante Lione - Roma ai danni di Éric Abidal, la sua “vittima” più illustre.
Concentrandoci sulle sue caratteristiche tecniche, noi tifosi abbiamo tutti avuto modo di apprezzare le sue doti non solo tecniche, ma anche tattiche; nella Roma spallettiana, si dimostrò un calciatore abilissimo sia in fase offensiva, la sua prediletta, che in quella difensiva, fornendo un apporto notevole alla retroguardia coi suoi ripiegamenti, questo grazie anche alla sua resistenza non indifferente.
Il rapporto con i tifosi è sin da subito stato dei migliori, ma a seguito di una dichiarazione a Roma Channel, l’apprezzamento nei suoi confronti si è accresciuto a dismisura. Eccola riportata:
«Quando indosso questa maglia mi trasformo. Io mi sento di Roma e sono romanista, è come se fossi nato qua. Sono felice della scelta che ho fatto due anni fa e spero di rimanere qui il più a lungo possibile.»
Nella Champions League 2007-2008, si è dimostrato anche in grado si segnare marcature pesanti, come quella realizzata il 5 marzo 2008 al Santiago Bernabéu contro le Merengues; la rete, che ha decretato il passaggio dei giallorossi ai quarti di finale e l’eliminazione della squadra più titolata d’Europa, è stata siglata con un colpo di testa chirurgico ad incrociare sul cross al bacio di Tonetto.
Memorabile anche il gol in mezza rovesciata inflitto a Marco Storari in un Juventus-Roma del gennaio 2011, realizzato ai quarti di finale di Coppa Italia.
Con Luis Enrique prima e Zdeněk Zeman poi come allenatori (da menzionare anche Andreazzoli subentrato al boemo), Taddei, data la sua estrema duttilità e attitudine ad entrambe le fasi di gioco, deve cambiare la sua posizione passando da esterno offensivo/ala a terzino, impiegato all’occorrenza sia a destra che a sinistra. Tuttavia, a causa della posizione forse a lui poco congeniale e delle stagioni non proprio esaltanti di tutta la squadra, non riesce ad esprimersi al meglio delle sue possibilità.
Con Rudi Garcia in panchina è molto indietro nelle gerarchie: infatti viene schierato in una posizione per lui del tutto nuova, ossia da mezzala del 4-3-3, e a volte anche come mediano davanti alla difesa nel 4-2-3-1. Complici alcuni infortuni dei titolari disputa alcune partite risollevandosi, anche se in parte, e al termine della stagione, non rinnova il suo contratto con la Roma, accasandosi al Perugia, dove gioca fino al 2016, anno del suo ritiro.
In maglia giallorossa colleziona un totale di 296 presenze e 31 marcature in ben 9 anni di permanenza, cosa che lo ha reso un uomo-simbolo del club.

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