di Francesco Principia
Paulo Roberto Falcao, nato il 16 ottobre 1953 ad Abelardo Luz in Brasile da padre portoghese e madre calabrese, è stato uno dei centrocampisti più forti al mondo, per questo lo troviamo tra i FIFA100, ovvero i 125 giocatori viventi scelti da Pelé che hanno fatto la storia del calcio. Il suo palmares vanta tre campionati brasiliani con l’Internacional di Porto Alegre, che è stata la squadra con cui ha esordito nel calcio professionistico, uno Scudetto e due Coppe Italia con la Roma. Falcao è stato un giocatore amato da tutta Italia, aveva il ruolo di centrocampista centrale, era molto elegante nei movimenti e poteva assolvere ad altri compiti come quelli di regista, di centrocampista difensivo e offensivo. Arrivò a Roma nell’estate del 1980, grazie a Ezio De Cesari, giornalista del Corriere dello Sport, per una somma pari ad un milione e mezzo di dollari, cifra che oggi non verrebbe attribuita neanche ad un giocatore di Serie B. I tifosi dopo il suo arrivo furono molto scettici, perché da come si annunciava, a Roma sarebbe dovuto arrivare il famoso Zico, però nonostante questo al suo arrivo, all’aeroporto di Fiumicino, erano presenti ben 5000 tifosi. Un piccolo aneddoto riguarda il pagamento del cartellino di Falcao, il quale venne saldato dal signor Vasco Farolfi, presidente del Montevarchi calcio, su richiesta dell’allora presidente romano Dino Viola. Le prime partite non furono un granché, per questo fu criticato, ma col proseguire della stagione conquistò il cuore di tutti i tifosi giallorossi. La sua prima annata romanista si concluse con la vittoria di una Coppa Italia e uno scudetto sfumato, quello stesso scudetto che poi venne vinto da lui e dai suoi compagni, nel 1983. Nel 1984 vince la seconda coppa Italia e raggiunge la storica finale della Coppa dei Campioni persa contro il Liverpool allo Stadio Olimpico, dove secondo alcuni giornalisti si rifiutò di tirare un calcio di rigore di quella sfortunata serie. La sua avventura romana sarebbe dovuta terminare dopo quella maledetta finale, ma secondo alcuni racconti, l’allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, chiamò il direttore sportivo della squadra capitolina per chiedergli di non vendere Falcao all’Inter, e grazie a questa richiesta esclusiva, Paulo rimase un altro anno che però venne segnato da numerosi infortuni e da tantissime discussioni con la società, la quale a fine stagione decise di rescindergli il contratto. A Roma venne soprannominato il “Divino” o “Ottavo Re di Roma”, ma noi sappiamo bene che questo soprannome gli venne sottratto nel 1993, da un ragazzino che si apprestava a diventare il calciatore più significativo della storia giallorossa.

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