di Leonardo Rantucci
"Sono romanista da prima che nascessi" lo dice Massimo Ferrero (attuale presidente della Sampdoria) il quale ha parlato ai microfoni de La Repubblica:
Gli Affari
"Non dico che ce la dovevamo aspettare, questa roba orrenda, ma forse potevamo presentarci al virus un po’ più preparati, come individui, come società. Adesso temo la bancarotta o l’oblio"
Roma, che sembrava anche calcisticamente nel suo destino…
“Ma poi non è successo. E’ vero, ho sognato di rilevare la società, ma in un giorno lontano”.
E la città della sua infanzia?
“Testaccio. Da dove del resto proviene anche Claudio Ranieri, il mio attuale tecnico alla Sampdoria. Erano tempi liberi e insieme complicati. Chi aveva dei problemi andava a rubare i portafogli sugli autobus, annavamo a fa er quajo come si diceva. Eravamo poverissimi, si faticava ad arrivare a fine giornata. I maglioncini duravano per generazioni. Le toppe invecchiavano sui gomiti. I valori erano traguardi veri. Aridatece i valori! levateje i telefonini! Mio padre diceva: discoremo. Parlatevi ragazzi! Noi mangiavamo la frutta che scartavano a via Ostiense, c’è una bella differenza”.
Ma lei come si definirebbe?
“Un artista di strada, uno che va in giro con lo strumento, pane amore e fantasia. Ero nato per quello, ho sempre avuto i tempi della commedia”

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