di Matteo Borrillo
È al 2 maggio di due anni fa che risale il momento più alto toccato dalla Roma nella sua recente storia europea. A questo giorno risalgono però anche tanti indelebili ricordi, frutto di quella unica sensazione di chi è stato ad un passo dall’impresa… la finale di Champions League.
Il clima dei giorni antecedenti la doppia sfida è a dir poco euforico, dato che, dopo aver dato una lezione di calcio al Barcellona, niente sembra più essere di intralcio (o almeno questo è ciò che aleggia nella mente di molti tifosi, me compreso).
Tuttavia, come accaduto all’andata in trasferta contro la squadra della Catalogna, allo stesso modo abbiamo subito un passivo pesante (5-2). Risultato che, visto il miracolo di alcune settimane prima, sembra ribaltabile. C’è da dire però che, mentre contro il Barcellona quel 4-1 era dipeso non da una prestazione non all’altezza, ma più che altro dalla sventura, quello maturato ad Anfield è stato frutto di innumerevoli disattenzioni e di un’eccessiva sufficienza, forse data dalla convinzione di poter battere chiunque, dopo l’impresa dell’Olimpico. Aggiungerei anche una riflessione sul modulo adottato da mister DiFra che, visto l’esito ottenuto, ha deciso di riproporre, stavolta nella partita d’andata. Ciononostante, non ha sortito gli effetti sperati poiché, se Valverde schierava un 4-4-2 (così i due attaccanti si ritrovavano 3 difensori), Klopp ha messo in campo il suo abituale 4-3-3 (costringendo Fazio, Manolas e Juan Jesus a cavarsela individualmente contro Firmino, Mané e Salah).
Così la sola cosa a cui aggrapparci per tenerci a galla sono i due gol negli ultimi 10’ di Edin e Diego.
Arriviamo alla sfida del 2 maggio carichi e determinati a ripetere quanto fatto contro i Blaugrana. Stavolta il modulo è il 4-3-3, anche se il Ninja sembra agire più da trequartista che da mezzala.
Il Liverpool passa in vantaggio, ma al 15’ l’autorete di Milner risolleva il morale; poi arriva il secondo gol inglese e ad inizio secondo tempo la mette dentro Edin; da questo momento il Liverpool pensa a difendere più che ad attaccare. Dopo qualche parata decisiva di Alisson, la partita sembra ormai compromessa, ma ci pensa Nainggolan con una bordata da fuori a riaccendere gli animi. Dopodiché raddoppia su calcio di rigore ma è troppo tardi e il match termina vedendo la Roma uscire di scena.
Ad aver reso così ardua la rimonta è stata sicuramente una partita d’andata non affatto all’altezza delle nostre possibilità e alcune scelte arbitrali tra i due incontri a dir poco discutibile, vedasi il fallo di mano di Trent Alexander-Arnold su sforbiciata di El Shaarawy.
Tuttavia, è inutile disperarsi e rosicare (riconosco che è difficile)!
Bisogna guardare avanti e fare in modo che serate come quella si ripetano e vedano stavolta noi trionfare.

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