di Gabriele Manfridi
E come esultanza. L'esultare dopo un gol fa parte della bellezza del calcio, e quindi anche della Roma. La prima cosa che mi viene da scrivere, in merito a tale argomento, è che ci sono due tipi di esultanze: quella di chi sta in campo e quella di chi sta sugli spalti, o di chiunque, ovunque si trovi, viva la partita da tifoso. La prima è un qualcosa che tutti noi abbiamo sognato di sperimentare. Quante volte, tra le braccia di Morfeo, ho immaginato di giocare una partita allo Stadio Olimpico con addosso la maglia giallorossa. Non era però l'Olimpico dei giorni d'oggi era ancora uno Olimpico scoperto e il suono dei tamburi del CUCS dominava l'aria. Sulle spalle avevo cucito il numero 5. Il numero, prima che il divino Falcao ne rigenerasse il senso, degli stopper. Il numero di chi solitamente per mestiere non ha il compito di segnare bensì il contrario: evitare in qualsiasi modo la rete avversaria. Non so per quale motivo ma in questi miei sogni la Roma in genere è sotto di un gol. Probabilmente è a causa della mia vena pessimista che ha un forte impatto anche sul mio inconscio. A quel punto, agli sgoccioli dei minuti di recupero, mi riverso in avanti, come tutta la squadra. Calcio d'angolo per noi. Il nostro numero 9, che ha dei baffi a me noti, colpisce il pallone di testa. Il portiere respinge la sfera che ricasca nella terra di nessuno. Io mi ci avvento contro in takle, tra la selva delle gambe avversarie. La rete si gonfia. Corro sotto la Sud. Sposto chiunque si frappone tra me e il mio obbiettivo. Butto a terra i compagni di squadra che egoisticamente mi volevano tutto per loro. Supero la pista d'atletica. Siamo solo io e loro. Vorrei poterli abbracciare tutti. Tornando verso il centro del campo mi accorgo di una cosa: siamo fatti per provare emozioni come queste. Non mi riferisco al segnare ma all'esultare. Se non ci fosse l'esultanza che senso avrebbe giocare a calcio? Anzi, che senso avrebbe vivere? Che senso avrebbe superare ogni piccolo o grande ostacolo quotidiano? Anche se non succede spesso l'importante è ricordarsi di esultare? Non sono solo io a pensarlo ma anche persone che hanno conosciuto tutti i volti della vita, anche quelli oscuri. Che non vi sembri improprio, ma qui mi sento di citare una frase di una ragazza che si chiamava Anna Frank: "La ricchezza, la bellezza, tutto si può perdere, ma la gioia che hai nel cuore può essere soltanto offuscata". E allora Bomber, se per te esultare vuol dire toglierti la maglietta, fallo. E allora Vincenzo apri le braccia e decolla. E allora esultiamo noi romanisti anche se non sapremo mai quando vinceremo. Immortaliamo il momento nei nostri cuori, dove nessuno può entrare a derubarci di nulla.

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