Di Francesco: "De Rossi e Pallotta..."

di Leonardo Rantucci


Ecco le parole di Eusebio Di Francesco rilasciate al Corriere dello Sport sulla sua avventura in giallorosso ed il suo esonero:

Monchi e totti

"Con Monchi ho avuto sempre un ottimo rapporto, devo ringraziarlo perché è stato uno di quelli che mi ha voluto alla Roma. Non è facile fare il mercato dovendo vendere Salah e Alisson, abbiamo avuto contrasti su alcune situazioni, come in una famiglia, ma abbiamo cercato di andare sempre nella stessa direzione. I giocatori hanno dato sempre il massimo, ci sono stati momenti in cui non sono stato bravo a entrare nella loro testa. Sono state dette tante cose sbagliate. Anche quando la società ha deciso di mandarmi via alcuni giocatori hanno fatto di tutto per far cambiare idea a Pallotta, che presa la sua decisione. Con il presidente mi sono sentito qualche giorno dopo l’esonero, le sue parole mi hanno fatto piacere. Totti? Il fatto che sia stato lui a scegliere Ranieri ha fatto pensare che non fosse vicino a me. Non è stato così. Era l’uomo della società e l’amico dell’allenatore, mi ha sempre sostenuto, fino alla fine. Poi ha dovuto scegliere Ranieri, perché faceva parte del suo ruolo. Qualcuno ci ha speculato, ma i nostri rapporti sono tuttora buoni. Aveva la capacità di farmi capire le sensazioni dello spogliatoio, che conosceva bene, sa distinguere i giocatori di qualità, è un intenditore. Aveva una grande capacità di sdrammatizzare e trovare il sorriso nei momenti più difficili. L’ironia è una delle più grandi qualità."

de rossi

“La gestione di Radja in quel caso fu condivisa da tutti, compreso il giocatore. Con lui il rapporto è stato leale. L’ho sentito durante il mercato, lo volevo portare alla Samp, mi aveva dato disponibilità, poi ha scelto il Cagliari per una questione di cuore. Capisce le situazioni in un attimo. Mi era d’aiuto in campo, come Dzeko, Kolarov e De Rossi. Daniele è uno di quelli che ha chiamato il presidente per evitare il mio esonero. Io dico sempre che l’allenatore è un uomo solo, ribadisco nessuno ha mai giocato contro. La Roma di Pallotta ha raggiunto il massimo con me in panchina. Nonostante gli infortuni, che sono ancora tanti. Trovare una spiegazione non è facile. a volte ci sono giocatori predisposti. Pensate a Pastore. Io vengo criticato perché cambio tanto, ma a volte tolgo un titolare per il timore che si infortuni. Schick? Nel 4-3-3 faceva fatica, per me è un centravanti o una seconda punta, riusciva a far meglio più vicino al centravanti. È arrivato in una condizione fisica inadeguata, poi si è fatto male, lo abbiamo dovuto gestire. Davanti aveva un giocatore come Dzeko, che su 60 partite 55 te le fa ad altissimi livelli. Come Kolarov. Per come si curano, per il rispetto del loro corpo sono professionisti straordinari. Schick era condizionato dalle critiche e del prezzo che era stato pagato”

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