di Bruno Bertucci
Ogni bambino amante del calcio sogna di giocare con la squadra del suo cuore e riuscire a segnare un gol, esistono però ragazzi che come obiettivo hanno evitare tutto questo. Il ruolo del difensore è nobile, al servizio della squadra per infrangere gli obiettivi avversari. Chi gioca nel reparto arretrato non può permettersi errori perché non ha una seconda opportunità. Nell'epoca moderna della Roma in molti sono stati in grado di entrare nei cuori dei tifosi, nonostante non timbravano il cartellino con ripetizione. Come dimenticare Pluto Aldair, capitano prima di Totti, quel numero 6 è stato ritirato per anni: nessuno come lui. Elegante ed arcigno, fisico da centravanti e classe da trequartista... unico. L'anno dello scudetto a far esultare la Sud e non solo è stato "The Wall" Walter Samuel, occhio chiaro e sguardo da squalo. Anticipava gli avversari come pochi al mondo, uno dei centrali più forti dei nostri tempi. In seguito è arrivato il tempo di Mexes, tutti i problemi relativi al contenzioso con l'Auxerre. Viso principesco e carattere borbonico, è stato l'emblema della difesa dell'impero per anni al fianco di Juan, giocatore che non ha bisogno di descrizioni. Successivamente la fortuna è passata da Trigoria prima con l'acquisto di Marquinhos e poi con Benatia, rimasti nella Capitale una sola stagione. Il 3 a 0 contro il Barcellona è stato l'estasi dei difensori: Manolas ha dato rivincita ad un reparto che è stato bistrattato da tempo. Adesso è il turno di Smalling per essere leader di una zona del campo troppo importante per determinare i 3 punti finali.

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