Elisa Bartoli si racconta

di Giovanni Paciotta


Il capitano della Roma Femminile Elisa Bartoli, ha rilasciato un'intervista al sito ufficiale del club, raccontandosi a 360 gradi nel corso della rubrica "Questa sono io". Di seguito riportiamo le parole più importanti della calciatrice delle Nazionale Italiana.

Le sue parole

I primi calci del Capitano della Roma Femminile

"Sin dalle elementari mi mettevo in mezzo ai maschietti a giocare a calcio, è stata sempre una mia passione, però il nucleo di tutto è stato il cortile nel primo lotto di mia nonna. Giocavamo lì anche con i ragazzi più grandi, io ero la più piccola e inizialmente mi mettevano in porta quindi puoi immaginare quante pallonate ho preso”.  

 

L'importanza di suo cugino nel suo inizio carriera

E' anche grazie a lui che sono approdata nel calcio perché lui era nella Nuova Milvia e io andavo sempre a vederlo negli allenamenti e alle partite. Un giorno in un allenamento mancava un giocatore e mio cugino mi ha proposto all’allenatore. Giocai difensore centrale, avevo otto o nove anni e da lì mi hanno chiesto di andare a giocare con loro”. 

 

La sua esperienza nel calcio maschile con la Nuova Milvia

"All’inizio scherzavamo sul fatto che avendo una femmina in squadra eravamo sfavoriti, ma quando poi vincevamo ci divertivamo troppo. Mi apprezzavano, non mi hanno mai mancato di rispetto. Solo chi non mi conosceva a volte faceva le classiche battute del tipo ‘maschiaccio’ o cose così. Nella Nuova Milvia non ho mai avuto problemi, anzi ero anche il capitano, mi volevano bene ed ero veramente felice. Erano le squadre che incontravamo o i genitori degli avversari che ogni tanto creavano qualche situazione antipatica. Contro l’ignoranza si può fare poco purtroppo. Il bambino in fin dei conti è puro, non vede la differenza. È più quello che si ascolta dai genitori che crea dei pregiudizi e condiziona i comportamenti”.   

 

La svolta della carriera di Elisa Bartoli

“Sono entrata grazie a Giampiero Serafini nella Roma CF che a quell’epoca giocava in Serie B. La mia prima partita è stata il derby contro la Lazio in Coppa Italia. Mi fece esordire come centrocampista centrale. Il passaggio al calcio femminile è stato strano all’inizio perché ero abituata a giocare forte, i contrasti con i maschi o li facevi a mille o rischiavi di farti male, dopo ogni partita mi faceva male tutto. Nelle prime tre partite ho preso tre ammonizioni. Ma anche lì ho trovato un gran gruppo, nell’arco di tre anni siamo salite in Serie A. In squadra con noi c’era Gioia Masia che per me è stata un modello, il mio idolo. L’ho seguita sempre in ogni insegnamento che mi ha dato. In carriera ha vinto tanto ed era una giocatrice di un’eleganza fuori dal comune”.  

 

Sul suo idolo e la passione per la Roma

“Cafu. Dopo quei tre sombreri a Nedved come fai a non amarlo? Un altro giocatore che ammiravo tanto era Alessandro Nesta con le sue magnifiche scivolate, nonostante fosse della Lazio. Mio padre molte volte mi portava allo stadio, ma la cosa più bella era quando ci radunavamo tutti insieme con gli zii e i cugini a vedere le partite a casa, anche in dodici persone a fare un macello allucinante. Erano le giornate più belle per me. Quando si perdeva un silenzio di tomba e quando si segnava si spaccava casa. Bellissimo”. 

 

Sul suo grande passaggio alla Roma Femminile

"Lasciare Firenze è stata decisione difficile, ma visto che l’alternativa era la Roma, ha vinto il cuore. Il ritorno a casa dopo sette anni. A fine campionato sono stata contattata e non ci è voluto molto per convincermi. L’unica incertezza era dovuta al fatto che in estate sarebbe arrivato il Mondiale. Ma non mi piace salire su un treno in corsa. Ho scelto di prenderlo sin dall’inizio. Roma è casa mia e vincere alla Roma sarebbe come vincere dieci scudetti altrove. In più c’era e c’è un progetto importante, sul quale la Società sta lavorando seriamente”.  

 

Per quanto riguardo il suo ruolo di Capitano

“Quando me l’hanno proposto ho fatto fatica ad abituarmi all’idea. Per via di come sono fatta, introversa, di poche parole, una persona che fa fatica a relazionarsi. Mi sono fatta tante domande, se fossi all’altezza o meno ma alla fine mi sono convinta. Esperienza, cuore, passione e grinta non mi mancavano e avrei potuto provare a trasmetterle alle mie compagne. Quindi ho accettato, anche come passo di crescita personale. E poi c’era il sogno: essere capitano della Roma, della mia squadra, della squadra della mia città”.  

 

Sul suo rapporto con Betty Bavagnoli

“È un bellissimo rapporto, di stima, di rispetto, anche di amicizia. Non ho mai avuto a che fare con una persona così pacifica. Anche quando si arrabbia è elegante. Io invece sono molto impulsiva ma mi basta che lei dica ‘Elisa calma’ per frenare gli istinti. Abbiamo un bel dialogo, un elemento importantissimo all’interno di una squadra. Sono davvero felice di aver trovato un’allenatrice come lei e spero che mi accompagni ancora per tanto tempo”.  

 

Elisa Bartoli che ha raccontato anche i suoi ricordi del Mondiale

"Sono tanti. Il primo è quando sono stata sostituita in Italia-Brasile e ho fatto il giro dello stadio per arrivare alla panchina. Tutti si sono alzati ad applaudirmi ed è stato uno dei momenti più belli della mia vita. Non me lo aspettavo e non lo dimenticherò mai. Anche la fine è stata bella. Abbiamo perso con l’Olanda ma è in quel momento che abbiamo realizzato quello che avevamo fatto. Eravamo tra le prime 8 del mondo ed eravamo l’unica squadra di atlete dilettanti. È stato bellissimo anche ricevere la chiamata di mio cognato e dei miei genitori che mi descrivevano l’attesa che c’era in Italia per le nostre partite che mi ha fatto ripensare a quella che vivevo io da tifosa durante i Mondiali maschili. E un’altra cosa che mi ricorderò per sempre sono tutte le persone che mi hanno scritto, dalla bambina all’uomo adulto, alla signora. L’idea di avere unito tutto il Paese mi dà una grande emozione”.   

 

Sulla partita contro l'Australia

"Anche quella non la dimenticherò mai. Il primo Mondiale, a 28 anni. Al momento dell’ingresso in campo contro l’Australia eravamo sotto 1-0. Avevo il cuore a mille e pensavo: ‘Mo’ entro e spacco tutto!’. Vincere al 90’ poi è stata un’esplosione indescrivibile. Quella notte non ho dormito, ripensavo solo alla partita, ai messaggi ricevuti, agli abbracci, ai sorrisi, ai cori sul pullman al ritorno. Spettacolare”.   

 

Per quanto riguarda le sue giornate di quarantena

"La Roma ci manda i programmi. In questa settimana abbiamo svolto sessioni doppie tranne la domenica in cui ne facciamo una singola. Riceviamo anche video per lo svolgimento corretto degli esercizi fisici e di tecnica e anche filmati di partite da studiare ed analizzare. Sto sfruttando ogni angolo di casa per allenarmi, per restare in forma”.  

 

Conclude il Capitano della Roma con un bilancio stagionale

“Sicuramente veniamo da un anno di crescita con l’interruzione che è arrivata forse nel nostro momento migliore a livello di organizzazione, di sistema di gioco, di intesa. Spero che questo percorso riprenda da dove si è fermato e spero che questo avvenga il prima possibile, in condizioni di sicurezza ovviamente. Siamo ancora in lotta per il secondo posto, per la Coppa Italia e siamo una squadra in cui quasi tutte le giocatrici segnano: questo dà l’idea della bontà del nostro gioco. In più siamo un bel gruppo, in cui tutte si sacrificano per le compagne. Dobbiamo continuare su questa strada e crescere sempre di più”.  

Scrivi commento

Commenti: 0