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A come Ago

di Gabriele Manfridi


Agostino. Basta un nome per far emergere alla memoria di tutti i romanisti emozioni e ricordi. Agostino Di Bartolomei è uno di quei giocatori che ho imparato a conoscere attraverso la memoria e i racconti di mio padre. Ago, un leader silenzioso. Un giocatore che è riuscito a compensare l'assenza della velocità delle gambe con la velocità di pensiero e di gioco. Un libero in grado di disegnare violenti traiettorie terra-aria che gli permisero di segnare 10 gol in una sola stagione. E poi, Ago, c'è quel maledetto Roma-Liverpool! Quella finale in cui, come dice sempre mio padre, per 53 secondi, grazie al tuo rigore segnato dopo il primo sbagliato dagli inglesi, siamo stati campioni d'Europa. Ed è per questo che da qualche parte immagino esista una coppa per quei 53 secondi. Una coppa solo sua. La coppa di Agostino. Quella sera, caro Ago, riuscimmo sì ad arrivare al porto ma non con il vessillo. Ti suona famigliare questa parola, amico mio? No? Non ti preoccupare ci siamo io e altre migliaia di romanisti a tenere viva la tua memoria. 1 Maggio 1983, Roma-Avellino. Mancano tre partite alla fine del campionato. Pochi istanti prima del calcio d'inizio della sfida contro i campani Galeazzi ti domandò: "Capitano...mancano tre giornate, l'equipaggio chiede: andremo in porto o no?". E tu come se già sapessi dalla notte prima che domanda ti avrebbe fatto rispondesti: "In porto sicuramente...vediamo di arrivarci con il vessillo". E vessillo fu. Regalasti al popolo romanista non solo la gioia di un secondo scudetto ma anche la soddisfazione di aver sottratto una parola al vocabolario della lingua italiana, "vessillo", e di averla inserita nel nostro di vocabolario, quello giallorosso. Il 30 Maggio del 1994, 10 anni esatti dopo quella finale di Coppa dei Campioni, arrivasti in un altro di porto, con un altro di vessillo. Il porto era, ed è, il cuore di tutti i romanisti e il vessillo eri proprio tu. La tua più grande vittoria non sarà mai una coppa bensì l'aver saputo regalare alle nostre vite una persona come te. 


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